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	<title>Associazione Steam Sauna - Sauna Spa Gay &#38; Bar a Bologna</title>
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	<description>Associazione Steam Sauna - Sauna Spa Gay &#38; Bar a Bologna</description>
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		<title>Anddos e Pride: Giovedì 29 Settembre conferenza stampa</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Sep 2016 11:20:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il prossimo Giovedì 29 Settembre, Anddos promuove una conferenza stampa congiunta insieme a Pride, storico editore LGBTI italiano. Presso la sede della Federazione Nazionale della Stampa, verrà illustrata la nuova campagna di tesseramento Anddos per la stagione 2016-2017, con molte novità rispetto agli anni passati, e verrà presentato il nuovo quotidiano Pride Online, che sarà visibile [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/CONF.STAMPASITO.jpg"><img class="alignleft wp-image-15169 size-full" style="width: 100%" src="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/CONF.STAMPASITO.jpg" alt="" width="950" height="514" /></a></p>
<p>Il prossimo Giovedì 29 Settembre, <strong>Anddos</strong> promuove una conferenza stampa congiunta insieme a <strong>Pride</strong>, storico editore LGBTI italiano. Presso la sede della <strong>Federazione Nazionale della Stampa</strong>, verrà illustrata la nuova campagna di tesseramento Anddos per la <strong>stagione 2016-2017</strong>, con molte novità rispetto agli anni passati, e verrà presentato il<strong> nuovo quotidiano Pride Online</strong>, che sarà visibile per la prima volta in rete durante l&#8217;evento.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>L&#8217;appuntamento è quindi per Giovedi 29 Settembre, ore 11:00, Sede FNSI, Sala Azzurra, Corso Vittorio Emanuele II 349, Roma.</strong></p>
<p style="text-align: right">La redazione</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;articolo <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org/anddos-e-pride-giovedi-29-settembre-conferenza-stampa/">Anddos e Pride: Giovedì 29 Settembre conferenza stampa</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org">Associazione Nazionale contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale</a>.</p>
<p>Fonte: ANDDOS</p>
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		<title>“Trono gay”: Maria De Filippi riempie il vuoto Rai</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2016 12:47:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di fronte alla Rai delle censure, Maria de Filippi porta l’omosessualità di fronte a 3 milioni di persone in fascia pomeridiana. E lo fa, nel bene e nel male, a modo suo. Di Rosario Coco &#8211;  3,043 milioni di ascoltatori e il 23.93% di share. Il “trono gay” di Maria De Filippi è sbarcato nei [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify"><a href="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/maria-de-filippi-535697.660x368.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15157" src="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/maria-de-filippi-535697.660x368-300x167.jpg" alt="maria-de-filippi-535697-660x368" width="300" height="167" /></a>Di fronte alla Rai delle censure, Maria de Filippi porta l’omosessualità di fronte a 3 milioni di persone in fascia pomeridiana. E lo fa, nel bene e nel male, a modo suo.</h3>
<p style="text-align: justify"><strong>Di Rosario Coco &#8211;</strong>  3,043 milioni di ascoltatori e il 23.93% di share. Il “trono gay” di Maria De Filippi è sbarcato nei teleschermi dopo il gran parlare degli ultimi mesi, con un risultato indiscutibile sul piano degli ascolti e dell’impatto sull’opinione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify">Per la prima volta, il format di <strong>“Uomini e Donne”</strong> prevede <strong>un ragazzo corteggiato da altri ragazzi.</strong> Dopo i primi esperimenti a “C’è posta per te”, dove già erano state raccontate due storie con protagonisti omosessuali, Maria De Filippi si è quindi decisa ad affrontare anche questo terreno, seguendo un suggerimento di Maurizio Costanzo.<br />
Da qui il paradosso, se vogliamo, di una trasmissione chiamata “uomini e donne” che improvvisamente crea una propria<strong> “sezione gay”</strong>, ben costruita, per forza di cose densa di luoghi comuni, in linea con un programma di intrattenimento che si muove fra il trash e il reality. Forse la vera rivoluzione sarebbe stata mischiare le carte, ovvero i tronisti, che fossero “gay” o “classici” (cioè etero). Tuttavia, il “trono gay” è arrivato in case e famiglie in cui ancora il tema era un <strong>tabù</strong>, e per di più in fascia pomeridiana.</p>
<p style="text-align: justify">E’ proprio questo aspetto, in realtà è la vera novità, che ha generato un’impennata di apprezzamenti da parte del web. C’è chi dichiara di aver fatto<strong> coming out grazie a programma,</strong> chi riporta reazioni della serie “queste cose non è il caso in fascia protetta con<strong> i bambini che guardano</strong>”. Divertente anche il commenti di Vladimir Luxuria, che auspica adesso un “trono trans”.</p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>
<a href="https://twitter.com/hashtag/uominiedonne?src=hash">#uominiedonne</a> Maria please dopo il <a href="https://twitter.com/hashtag/tronogay?src=hash">#tronogay</a> dammi il <a href="https://twitter.com/hashtag/tronotrans?src=hash">#tronotrans</a>: cerco marito vivo e paziente! magari il miracolo lo fai tu&#8230;. :))))</p>
<p>— vladimir luxuria (@vladiluxuria) <a href="https://twitter.com/vladiluxuria/status/776107925492342784">September 14, 2016</a>
</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">A trionfare in rete la parola “normalità”, anche se qualcuno giustamente ricorda che lo spettacolo “è finto di brutto”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote class="twitter-tweet">
<p dir="ltr" lang="it">È bello &#8220;vederci&#8221; in tv, ci divertiamo con la telecronaca, ma ricordiamoci anche che <a href="https://twitter.com/hashtag/LoSpettacolo%C3%88FintoDiBrutto?src=hash">#LoSpettacoloÈFintoDiBrutto</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/TronoGay?src=hash">#TronoGay</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/UominieDonne?src=hash">#UominieDonne</a></p>
<p>— Davide Bertolino (@theinnsider) <a href="https://twitter.com/theinnsider/status/776328131225513984">15 settembre 2016</a></p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">Più che “normalità”, quello che abbiamo visto è una realtà costruita, allo stesso modo dei corteggiamenti del trono classico, con tutti i suoi limiti nel rappresentare le migliaia di sfumature delle persone e delle relazioni. La stessa Maria De Filippi ha dichiarato di<span style="color: #800080"><strong><a style="color: #800080" href="https://www.youtube.com/watch?v=cE1JtTt4N2M"> non ritenersi rappresentativa della comunità LGBTI</a></strong></span>.</p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>
&nbsp;
</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Ma la vera riflessione va fatta considerando il panorama della nostra televisione. Poche settimane <span style="color: #800080"><strong><a style="color: #800080" href="http://www.anddos.org/sesso-tra-maschi-gay-ra-2-le-regole-della-censura-imperfetta">Rai2 censurava </a></strong></span>il bacio tra due ragazzi nella fiction “How to get away with murder” (Le regole del delitto perfetto). Lo scorso febbraio Rai3 <span style="color: #800080"><strong><a style="color: #800080" href="http://www.anddos.org/rai-spostamento-della-puntata-sul-sesso-di-presa-diretta-e-scelta-priva-di-fondamento-fascia-protetta/">posticipava in seconda serata la puntata di “Presa Diretta” sul tema dell’eduzione sessuale </a></strong></span>e del cosiddetto “gender”. Ad Agosto, <span style="color: #800080"><strong><a style="color: #800080" href="http://gayburg.blogspot.it/2016/08/la-rai-dice-che-il-bollino-rosso-mine.html">il cult &#8220;Mine Vaganti&#8221; è andato in onda con il bollino rosso</a>.</strong></span> Indimenticabile, infine, risalendo al 2013, il caso della serie TV “Fisica e Chimica”, che venne anch’essa sposata dalla fascia pomeridiana di RAI4 con un poderoso strascico di <span style="color: #800080"><strong><a style="color: #800080" href="http://urbanpost.it/carlo-freccero-fisica-o-chimica-lagcom-da-ragione-a-rai-4/">polemiche tra il quotidiano Libero e il direttore Carlo Freccero</a></strong>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">In una situazione di questo tipo, è evidente che <strong>i vuoti non rimangono tali e si riempiono.</strong> Sui temi LGBTI, possiamo dire senza dubbio che prima dell’informazione è arrivato un certo tipo entertainment di massa: un programma pensato per intrattenere si trova giocoforza ad avere un ruolo educativo. Magari i tweet alla Piersilvio Berlusconi, “Domani scriviamo la storia della televisione”, sono un po’ esagerati. Tuttavia, rispetto a quella battutaccia del 2010, in cui il fondatore di Mediaset Berlusconi padre diceva “meglio appassionato di belle ragazze che gay”, qualche passetto avanti in effetti lo hanno fatto. La Rai invece, sembra farli all’indietro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote class="twitter-tweet">
<p dir="ltr" lang="it" style="text-align: justify">Ore 15:00 del 14 settembre 2016, SCRIVIAMO LA STORIA DELLA TV. <a href="https://twitter.com/hashtag/TronoGay?src=hash">#TronoGay</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/UominieDonne?src=hash">#UominieDonne</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/MediasetArcobaleno?src=hash">#MediasetArcobaleno</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">— Pier S. Berlusconi (@PierSilvio__B) <a href="https://twitter.com/PierSilvio__B/status/776044099732471808">14 settembre 2016</a></p>
<p>&nbsp;</p>
</blockquote>
<p>L&#8217;articolo <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org/trono-gay-maria-de-filippi-riempie-il-vuoto-rai/">&#8220;Trono gay&#8221;: Maria De Filippi riempie il vuoto Rai</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org">Associazione Nazionale contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale</a>.</p>
<p>Fonte: ANDDOS</p>
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		<title>A Ottobre arriva nelle sale italiane “Rara” di Pepa San Martin.</title>
		<link>http://www.saunasteam.it/a-ottobre-arriva-nelle-sale-italiane-rara-di-pepa-san-martin/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2016 12:59:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Alessandro Paesano Arriva nelle sale italiane Rara (Cile/Argentina, 2015) di Pepa San Martin. Il film, che si è fatto notare all&#8217;ultimo festival di Berlino, sarà nelle sale italiane dal prossimo 13 di Ottobre. Pepa San Martin, che ha scritto la sceneggiatura assieme a Alicia Scherson (nome noto del cinema cileno), si è lasciata ispirare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/14x21F8.jpg"><img class=" size-medium wp-image-15148 alignleft" src="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/14x21F8-214x300.jpg" alt="14x21f8" width="214" height="300" /></a> di Alessandro Paesano Arriva nelle sale italiane <em>Rara</em> (Cile/Argentina, 2015) di Pepa San Martin.</p>
<p>Il film, che si è fatto notare all&#8217;ultimo festival di Berlino, sarà nelle sale italiane dal prossimo 13 di Ottobre.</p>
<p>Pepa San Martin, che ha scritto la sceneggiatura assieme a Alicia Scherson (nome noto del cinema cileno), si è lasciata ispirare da un caso giudiziario cileno che ha fatto scalpore.</p>
<p>Nel 2004 l&#8217;ex marito della giudice <strong>Karen Atala Riffo</strong> le ha fatto causa chiedendo la custodia delle tre figlie perchè l&#8217;ex moglie aveva intrapreso una relazione con un&#8217;altra donna e si era dichiarata lesbica. La <strong>Corte Suprema del Cile</strong> diede ragione all&#8217;uomo dichiarando che l&#8217;orientamento sessuale della giudice avrebbe messo la prole a rischio.</p>
<p>Nel 2010 la <strong>Corte Interamericana per i Diritti Umani</strong> ha stabilito che la sentenza della Corte Suprema cilena viola l&#8217;articolo 24 della <em>Convenzione americana dei diritti umani</em> che tutela le persone anche dalle discriminazioni basate sull&#8217;orientamento sessuale e, nel 2012, ha ristabilito la custodia materna.</p>
<p>Il film, come avremo modo di dire meglio in prossimità della sua uscita, non affronta questa storia dal punto di vista giudiziario ma da quello di Sara di 13 anni e di sua sorella minore Catana (nel film le figlie sono due) alle prese con le dinamiche di qualsiasi famiglia con genitori divorziati e risposati, dove una delle due famiglie che si sono ricomposte dopo il divorzio è formata da due donne.</p>
<p><a href="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/RARA-Still-The-four-of-them-in-bed.jpg"><img class="size-medium wp-image-15149 alignright" src="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/RARA-Still-The-four-of-them-in-bed-300x200.jpg" alt="Actress: Julia Lübbert, Mariana Loyola, Agustina Muñoz, Emilia Ossandón" width="300" height="200" /></a>In maniera molto sottile e altrettanto intelligente il film ci mostra la resilienza delle due giovanissime protagoniste che sono alle prese con i problemi dell&#8217;adolescenza e della preadolescenza in una società maschilista e omofoba.</p>
<p>Maschilismo e omofobia che il film ci mostra per così dire <em>in controluce</em> senza insistere nella loro denuncia ma indicandone tutto il portato discriminatorio.</p>
<p>Rara non ha il respiro corto del film &#8220;a tematica&#8221; (che si rivolge cioè a un pubblico esclusivamente omosessuale) ma ha l&#8217;ambizione, di rivolgersi a tutti e tutte annoverando veramente l&#8217;omosessualità come una delle <em>normali varianti del comportamento umano,</em> senza riconoscerle alcuna <em>eccezionalità</em>.</p>
<p><em>Rara</em> ci presenta con disarmante normalità l&#8217;ennesima lotta di ex coniugi nella quale ci rimette sempre la prole usata come arma di ricatto mostrando chiaramente come il padre di Sara e Catana non sia pessimo perché omofobo, ma perché incapace di relazionarsi con le sue figlie a di là dei suoi pregiudizi abdicando alla sua funzione di genitore.</p>
<p>Un film importante al quale auguriamo tutto il riconoscimento, di pubblico e di critica, che merita.</p>
<p><em><a href="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/Rara_Casa-Paula_baja_043.jpg"><img class=" size-medium wp-image-15150 alignleft" src="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/Rara_Casa-Paula_baja_043-300x200.jpg" alt="rara_casa-paula_baja_043" width="300" height="200" /></a>Rara</em> è distribuito dalla <strong>Nomad Film</strong> fondata da Lydia Genchi nel 2009.</p>
<p>Noi di <strong>Anddos</strong> siamo felici della sua uscita nelle sale che sosteniamo con entusiasmo convinti e convinte che sia un film che devono vedere tutti e tutte, donne e uomini, etero, lesbiche e gay.<br />
Un film che ci insegna  che non esistono <em>figlie di omosessuali</em> ma figli e figlie di <strong>persone</strong>,  persone libere di amare chi vogliono.</p>
<p><em>Rara</em> è annunciato nelle sale per il 13 di Ottobre.</p>
<p>Torneremo a parlarne in prossimità della sua uscita.</p>
<p>L&#8217;articolo <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org/a-ottobre-arriva-nelle-sale-italiane-rara-di-pepa-san-martin/">A Ottobre arriva nelle sale italiane &#8220;Rara&#8221; di Pepa San Martin.</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org">Associazione Nazionale contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale</a>.</p>
<p>Fonte: ANDDOS</p>
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		<title>Messico, lo scontro sul matrimonio egualitario</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2016 11:06:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rispetto la tua famiglia, tu rispetta la mia: è uno degli slogan apparsi sugli striscioni arcobaleno che, di fronte alla cattedrale di Città del Messico, hanno punteggiato un corteo in favore di una legge nazionale sui matrimoni tra persone dello stesso sesso. Nel Paese, infatti, Attualmente solo 10 delle 32 entità federali che formano la Repubblica [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/coppia-gay.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15143" src="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/coppia-gay-300x207.jpg" alt="coppia-gay" width="300" height="207" /></a>Rispetto la tua famiglia, tu rispetta la mia: è uno degli slogan apparsi sugli striscioni arcobaleno che, di fronte alla cattedrale di Città del Messico, hanno punteggiato un corteo in favore di una legge nazionale sui matrimoni tra persone dello stesso sesso. Nel Paese, infatti, Attualmente solo 10 delle 32 entità federali che formano la Repubblica messicana hanno legalizzato l&#8217;estensione del matrimonio civile. La manifestazione si è tenuta ieri pomeriggio, all&#8217;indomani di un&#8217;iniziativa di segno opposto che avrebbe visto la partecipazione di 300 mila persone in 16 città del Paese.</p>
<p style="text-align: justify">Lo scontro è sulla possibilità, anticipata dal presidente Enrique Pena Nieto, di estendere a tutto il Messico il provvedimento. A opporsi a questa eventualità sono anzitutto organizzazioni del mondo cattolico, come il Frente nacional por la familia, promotore del corteo di sabato, che ha visto la<span style="color: #800080"><strong><a style="color: #800080" href="http://www.repubblica.it/esteri/2016/09/12/foto/messico_bimbo_ferma_marcia_contro_le_nozze_gay-147647547/1/#1"> coraggiosa opposizione di un ragazzo 12enne</a></strong></span>, schieratosi da solo contro la folla per difendere il diritto dello zio di sposarsi.</p>
<p style="text-align: right">La redazione</p>
<p>L&#8217;articolo <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org/messico-lo-scontro-sul-matrimonio-gay-egualitario/">Messico, lo scontro sul matrimonio egualitario</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org">Associazione Nazionale contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale</a>.</p>
<p>Fonte: ANDDOS</p>
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		<title>Migranti LGBTI, Anddos: “Dalla Lega allarmismo campato in aria”</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2016 12:17:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Registriamo ancora una volta una dalla Lega una nuova propaganda omofoba e razzista, questa volta contro i migranti LGBTI. A partire da una notizia priva di conferme, secondo la quale nelle Marche si sarebbe verificato un boom di domande di richieste d&#8217;asilo per orientamento sessuale, il deputato leghista Grimoldi ha presentato un&#8217;interrogazione parlamentare in cui [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/passop_protest_south_africa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15124" src="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/passop_protest_south_africa-300x225.jpg" alt="passop_protest_south_africa" width="300" height="225" /></a>Registriamo ancora una volta una dalla Lega una nuova propaganda omofoba e razzista, questa volta contro i migranti LGBTI. A partire da una notizia priva di conferme, secondo la quale nelle Marche si sarebbe verificato un <strong>boom di domande di richieste d&#8217;asilo per orientamento sessuale,</strong> il deputato leghista Grimoldi ha presentato un&#8217;interrogazione parlamentare in cui denuncerebbe il nuovo &#8220;escamotage&#8221; per ottenere asilo politico, prospettando una vera e propria invasione. Attualmente le richiesta d&#8217;asilo di questo tipo sono meno del 5%, ma ciò che rende campato in aria questo genere di allarmismo è l&#8217;ignorare, forse anche in malafede, la procedura ben precisa e regolamentata per ottenere lo status di rifugiato. A valutare le richieste, infatti, sono le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, le quali operano secondo<a href="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2015/03/LINEE-GUIDA-IN-MATERIA-DI-PROTEZIONE-INTERNAZIONALE-n-9.pdf"> <span style="color: #800080"><strong>le linee guida UNCHR.</strong></span></a> Anche in merito alle discriminazioni LGBTI, esistono precise linee guida per riconoscere, con la dovuta sensibilità, le storie di quelle persone che rischiano ogni giorno la vita nel proprio Paese. Va ribadita, infine, una questione fondamentale per capire di cosa parliamo. <strong>Chi fugge dai regimi, dalle guerre o dalle persecuzioni politiche, mantiene il più delle volte una famiglia o una comunità di riferimento. Questo non vale per le persone LGBTI.</strong><br />
Vorremmo chiedere a Grimoldi di mettersi per un momento nei panni di un rifugiato o rifugiata omosessuale o transgender: a differenza degli altri richiedenti asilo, infatti, egli deve il più delle volte nascondersi anche dai propri compagni di viaggio, oltre a fuggire da un contesto sociale avverso. In molte aree africane e mediorientali, <strong>&#8220;l&#8217;essere gay&#8221; non è considerata neanche una possibilità</strong> e si parla piuttosto di &#8220;pratiche&#8221; abominevoli e meri tabù. Da qui il difficile lavoro delle commissioni nel riconoscere le storie e i vissuti delle persone LGBTI, che spesso non sanno nemmeno di essere tali. Di fronte a questi elementi, l&#8217;idea di un&#8217;invasione di migranti pronti a dichiararsi gay, lesbiche e trans assume francamente i toni del ridicolo sotto ogni punto di vista, dimostrandosi solo l&#8217;ennesimo escamotage per spaventare e fomentare un elettorato volutamente e cronicamente disinformato.</p>
<p style="text-align: right">Mario Marco Canale</p>
<p style="text-align: right">Presidente Nazionale Anddos</p>
<p>L&#8217;articolo <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org/migranti-lgbti-grimoldi-gay-asilo-richiesta-anddos-dalla-lega-allarmismo-campato-in-aria/">Migranti LGBTI, Anddos: &#8220;Dalla Lega allarmismo campato in aria&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org">Associazione Nazionale contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale</a>.</p>
<p>Fonte: ANDDOS</p>
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		<title>Raggi, Anddos: “Prima unione civile è passo avanti, ma incontri le associazioni”</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2016 08:00:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; certamente un buon segnale  per l&#8217;opinione pubblica il fatto che la Sindaca Virginia Raggi celebri la prima unione civile a Roma il prossimo 17 settembre. Rispetto alla diffidenza mostrata su questi temi, prendiamo atto di un primo passo avanti. Anddos continua tuttavia a ritenere indispensabile un incontro con la nuova sindaca, incontro già chiesto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/Schermata-2016-09-10-alle-09.58.38.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-15119" src="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/Schermata-2016-09-10-alle-09.58.38-300x202.png" alt="schermata-2016-09-10-alle-09-58-38" width="300" height="202" /></a>E&#8217; certamente un buon segnale  per l&#8217;opinione pubblica il fatto che la Sindaca Virginia Raggi celebri la prima <span style="color: #800080"><strong><a style="color: #800080" href="http://www.comune.roma.it/pcr/it/newsview.page?contentId=NEW1153266">unione civile a Roma</a></strong></span> il prossimo 17 settembre. Rispetto alla diffidenza mostrata su questi temi, prendiamo atto di un primo passo avanti. Anddos continua tuttavia a ritenere indispensabile un incontro con la nuova sindaca, incontro già chiesto insieme a numerose associazioni romane e nazionali lo scorso 8 agosto. E&#8217; necessario, infatti,  ribadire che le politiche contro le discriminazioni non si riducono certo alle unioni civili. La città di Roma conte oltre 3 milioni di persone tra cui oltre 40.000 soci Anddos: bisogna riprendere un percorso di interventi e politiche concrete sul piano della cultura, della scuola, della lotta alle discriminazioni e della prevenzione. E&#8217; sotto gli occhi di tutti, infatti, che l&#8217;omofobia non è finita dopo l&#8217;approvazione della legge. Le amministrazioni comunali, e Roma in particolare, possono fare moltissimo per arginare la reazione di intolleranza a cui stiamo assistendo in tutto il Paese.</p>
<p style="text-align: right">Mario Marco Canale</p>
<p style="text-align: right">Presidente Nazionale Anddos</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;articolo <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org/raggi-prima-unione-civile-e-passo-avanti-ma-incontri-le-associazioni/">Raggi, Anddos: &#8220;Prima unione civile è passo avanti, ma incontri le associazioni&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org">Associazione Nazionale contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale</a>.</p>
<p>Fonte: ANDDOS</p>
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		<title>Intersessualità, Anddos: “Bene pronuncia ONU, battaglia contro mutilazioni fa parte della lotta all’omofobia”</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2016 15:29:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Accogliamo con favore la pronuncia del comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, che ha ammonito l’Italia denunciando ancora una volta gli interventi di chirurgia estetica genitale che vengono intrapresi sui nuovi nati e sulle nuove nate che presentano caratteristiche di intersessualità. Tali pratiche, ribadiscono le Nazioni Unite, sono una vera e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/intersex_paper.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15113" src="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/intersex_paper-300x200.jpg" alt="intersex_paper" width="300" height="200" /></a>Accogliamo con favore la pronuncia del comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, che ha ammonito l’Italia denunciando ancora una volta gli interventi di chirurgia estetica genitale che vengono intrapresi sui nuovi nati e sulle nuove nate che presentano caratteristiche di intersessualità. Tali pratiche, ribadiscono le Nazioni Unite, sono una vera e propria violazione dell’integrità fisica della persona.<br />
Le persone intersessuate, che sono presenti anche tra i nostri soci e socie, nascono con caratteri sessuali di entrambi i sessi e devono avere il diritto di sviluppare autonomamente la propria identità sessuale, scegliendo con consapevolezza da adulte se andare incontro o meno a interventi chirurgici.<br />
In paesi come la Germania, dal 2013 è possibile assegnare la sessualità neutra a chi nasce in questa situazione, che molti hanno erroneamente interpretato come il “riconoscimento del terzo sesso”. Riteniamo che il movimento LGBTI, che da qualche tempo non a caso include anche la “I” nel proprio acronimo, debba far propria fino in fondo questa battaglia di libertà e autodeterminazione. Non dimentichiamo, infatti, che l’idea di determinare forzatamente il sesso di un bambino o bambina alla nascita è la stessa idea secondo la quale i maschi devono crescere necessariamente in un modo e le femmine in un altro, in altre parole, uno dei pilastri culturali dell’omofobia. È necessaria, su questo come su molti altri temi, un&#8217;informazione di base per medici e famiglie affinchè ciascuno possa avere le conoscenze adeguate per affrontare queste situazioni.</p>
<p style="text-align: right">Mario Marco Canale</p>
<p style="text-align: right">Presidente Nazionale Anddos</p>
<p>L&#8217;articolo <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org/intersessualita-anddos-bene-pronuncia-onu-battaglia-contro-mutilazioni-fa-parte-della-lotta-allomofobia/">Intersessualità, Anddos: “Bene pronuncia ONU, battaglia contro mutilazioni fa parte della lotta all’omofobia”</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org">Associazione Nazionale contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale</a>.</p>
<p>Fonte: ANDDOS</p>
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		<title>Siamo tutti norvegesi – Il discorso di Re Harald V</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2016 11:34:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di Delia Vaccarello &#8211; Harald V il re di Norvegia dà lezioni di civiltà. E ci fa dire: siamo tutti norvegesi. Harlad V non teme le differenze, non erige muri. Considera il suo popolo composto da tante anime, tante caratteristiche. Che siano orientamenti sessuali, provenienze geografiche, colore della pelle, il dato comune è che sono [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/de273f599c421a005dd8baf6cdcd8d54-kBAB-U1090516291770uAE-1024x576@LaStampa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15108" src="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/de273f599c421a005dd8baf6cdcd8d54-kBAB-U1090516291770uAE-1024x576@LaStampa-300x169.jpg" alt="de273f599c421a005dd8baf6cdcd8d54-kbab-u1090516291770uae-1024x576lastampa" width="300" height="169" /></a>Di Delia Vaccarello &#8211;</strong> Harald V il re di Norvegia dà lezioni di civiltà. E ci fa dire: siamo tutti norvegesi. Harlad V non teme le differenze, non erige muri. Considera il suo popolo composto da tante anime, tante caratteristiche. Che siano orientamenti sessuali, provenienze geografiche, colore della pelle, il dato comune è che sono tutti norvegesi. Il primo settembre dal giardino del palazzo reale di Oslo ha fatto un discorso appassionato e il video è diventato virale su internet. Ha parlato ai “suoi” norvegesi. A chi? «Sono norvegesi ragazze che amano altre ragazze, ragazzi che amano altri ragazzi, e ragazze e ragazzi che si amano tra loro. I norvegesi credono in Dio, in Allah, in tutto o in nulla». La sottolineatura della civile convivenza tra diversi è stata chiara e netta: «I norvegesi siete voi. I norvegesi siamo noi, la Norvegia è unita, è una, alla Norvegia appartengono tutti gli esseri umani che ci vivono per quanto diversi tra loro possano essere». Un discorso animato da profonda passione, incardinato sul significato della unità di un popolo a partire dalle differenze e molto dissimile da quelli che in genere pronunciano re e regine. Ciò che colpisce è anche l&#8217;accostamento tra diritti dei migranti e diritti LGBTI. Se in Italia la sensibilità nei confronti del razzismo sulla base del colore della pelle ha una sua età e comincia a traballare – vedi i leghisti efferati contro gli immigrati – anche per via del numero in aumento di coloro che da una parte della popolazione vengono percepiti come “stranieri” , lo stesso non si può dire dell&#8217;omofobia. La sensibilità nei confronti dell&#8217;odio immotivato verso gay e lesbiche è non solo poco diffusa ma recente. Il termine omofobia occupa le pagine dei giornali da relativamente poco, meno di un decennio, e in Italia non abbiamo una legge contro l&#8217;omofobia, mentre abbiamo la legge Mancino che punisce i reati di odio per motivi politici, etnici, religiosi e nazionali. Per Harald V le varie forme di odio, quello sulla base dell&#8217;orientamento sessuale , l&#8217;altro sulla base della differenza di culto, l&#8217;altro ancora sul colore della pelle, sono sullo stesso piano.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;accostamento con i migranti è a questo riguardo illuminante: “I norvegesi vengono dal nord della Norvegia, dalla Norvegia centrale, dal sud della Norvegia e da tutte le altre regioni. Sono norvegesi anche coloro che sono venuti dall’Afghanistan, dal Pakistan e dalla Polonia, dalla Svezia, dalla Somalia e dalla Siria. I miei nonni vennero qui emigrando dalla Danimarca e dall’Inghilterra centodieci anni fa. Non è sempre facile dire da dove veniamo e di che nazionalità siamo. La casa è il luogo dove batte il nostro cuore, e non sempre può essere confinata all’interno delle frontiere nazionali”. Poiché la casa è dove batte il nostro cuore è chiara l&#8217;attenzione verso l&#8217;amore omosessuale. Harald V parla di “ragazze che amano altre ragazze”: perché la loro casa non dovrebbe essere la Norvegia? Perché dovrebbero essere percepite come “straniere” nella casa dell&#8217;amore?</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; una questione di diritti umani. Il re di Norvegia diventa paladino dei diritti umani, includendo a ragione i diritti LGBYI, in un momento in cui il mondo sembra essersi innamorato dei muri. La “muraglia di Calais” più simbolica che reale, perché forti sono i dubbi sulla sua effettiva funzione, che si annuncia strapagata dagli inglesi su territorio francese, è l&#8217;ultima arrivata di una serie di recinzioni che segnalano l&#8217;impotenza ad affrontare le necessità di popolazioni sfortunate da parte di una incultura che si sta diffondendo ed è incapace di gestire le differenze. Dinanzi alla inquietudine che procura la differenza anziché crescere, accettare le eccedenze, la sfida che ci pone il rapporto con chi non ci è simile, l&#8217;Europa si sta innamorando dei muri. Dinanzi alla inquetudine, si risponde con la chiusura, la strada sbarrata. Gli occhi chiusi sul mondo. L&#8217;incuria, l&#8217;omesso soccorso. Il re di Norvegia, pigiando sulla tastiera dei sentimenti, ha corredato i sui principi di unità nelle differenze, invitando alla cura. Ha parlato dell’importanza di adattarsi e di accettarsi a vicenda, delle necessità di avere cura gli uni degli altri, dei valori della fiducia, della comunità e della generosità di un solo popolo basato sulle differenze. Cura e fiducia sono gli ingredienti base del rispetto. Il discorso del re di Norvegia diventa un faro per la civiltà. E ci aiuta a incardinare in maniera alta la nostra identità. Questa volta non prendiamo la identità delle vittime di una strage, non diciamo “je suis charlie”. Grazie al discorso di Harlad ci identifichiamo con coloro che a partire dalle proprie unicità e dalla storia unica di ciascuno possono vantare pieni diritti di cittadinanza. E dunque questa volta con gioia diciamo: siamo tutti norvegesi.</p>
<p>L&#8217;articolo <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org/siamo-tutti-norvegesi-il-discorso-di-re-harald-v/">Siamo tutti norvegesi &#8211; Il discorso di Re Harald V</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org">Associazione Nazionale contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale</a>.</p>
<p>Fonte: ANDDOS</p>
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		<title>Unioni civili, quel comma 20 contro i sindaci malpancisti</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2016 14:13:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le unioni civili non saranno un matrimonio, ma esistono delle clausole di non discriminazione che rendono ridicoli regolamenti come quello proposto dal comune di Finale Emilia, che voleva negare tricolore e scambio delle fedi Di Rosario Coco &#8211; Era prevedibile che nelle prime settimane d’esordio le unioni civili trovassero qualche intoppo. Quello che è accaduto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify">Le unioni civili non saranno un matrimonio, ma esistono delle clausole di non discriminazione che rendono ridicoli regolamenti come quello proposto dal comune di Finale Emilia, che voleva negare tricolore e scambio delle fedi</h3>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/civil-unions-1165925_960_720.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15102" src="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/civil-unions-1165925_960_720-300x200.jpg" alt="civil-unions-1165925_960_720" width="300" height="200" /></a><strong>Di Rosario Coco &#8211;</strong> Era prevedibile che nelle prime settimane d’esordio le unioni civili trovassero qualche intoppo. Quello che è accaduto a Finale Emilia, Comune del Modenese, merita tuttavia delle attenzioni in più. Strappato a giugno dal sindaco leghista Sandro Palazzi a settant’anni di governo di sinistra, il comune ha vissuto un vero e proprio scandalo dopo che l’Ufficio di Stato civile ha pubblicato su internet il regolamento comunale per le unioni tra persone dello stesso sesso.</p>
<p style="text-align: justify">«Non è prevista una forma di celebrazione ma solo una dichiarazione; la dichiarazione non si riceve in una sala aperta al pubblico e l’ufficiale di stato civile non indossa la fascia tricolore; non è previsto lo scambio delle fedi».</p>
<p style="text-align: justify">Le reazioni non si sono fatte attendere: la deputata PD Giuditta Pini ha presentato un’interrogazione parlamentare ad Alfano mentre Il senatore del Pd Sergio Lo Giudice ha puntato il dito contro «la negazione dei diritti civili» contenuta in quei paletti, «un concentrato ridicolo di limiti e divieti in violazione della legge prima che del buonsenso</p>
<p style="text-align: justify">Il sindaco Palazzi ha giurato di non saperne nulla e si è giustificato dicendo che il documento è stato redatto dai funzionari di stato civile sulla base della indicazioni dei consulenti legali, i quali avrebbero colmato un “vuoto normativo” della legge Cirinnà in merito alle modalità di celebrazione delle unioni.</p>
<p style="text-align: justify">Dobbiamo purtroppo chiederci se il sindaco Palazzi e i suoi consulenti abbiano letto la legge.</p>
<p style="text-align: justify">Ciò che andrebbe infatti ricordato a tutti i sindaci e a tutte le amministrazioni che in queste settimane si fano venire il mal di pancia è che <span style="color: #800080"><strong><a style="color: #800080" href="http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/05/21/16G00082/sg">il comma 20 </a></strong></span>dell’art. 1 della legge 76/2016 fornisce già delle precise linee guida sulla celebrazione delle unioni:</p>
<p style="text-align: justify">“Al solo fine di assicurare l&#8217;effettività della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall&#8217;unione civile tra persone dello stesso sesso, le disposizioni che si</p>
<p style="text-align: justify">riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell&#8217;unione civile tra persone dello stesso sesso”</p>
<p style="text-align: justify">Questo significa che i regolamenti sulla celebrazione del matrimonio civile si applicano anche alle unioni civili, per cui produrre regolamenti ad hoc diversi e discriminanti come quello di Finale Emilia è assolutamente impugnabile.</p>
<p style="text-align: justify">Lo dimostra l’immediato dietrofront del sindaco Palazzi, che in giornata ha dichiarato</p>
<p style="text-align: justify">«Farò togliere quel documento e da domani se qualcuno vuole unirsi civilmente, se lo vorrà avrà fascia tricolore e scambio delle fedi».</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, se la legge Cirinnà non è certamente un matrimonio e apre nuovi scenari di rivendicazione da parte delle associazioni LGBTI, quelle misure formali in essa contenute possono essere utili in questa fase per arginare l’omofobia istituzionale di molti sindaci.</p>
<p style="text-align: justify">La battaglia per il matrimonio egualitario e per la legge contro l’omotransfobia dipenderà anche da quanto in ogni singolo comune d’Italia le unioni civili saranno percepite come qualcosa di semplicemente ordinario.</p>
<p style="text-align: justify">
<p>L&#8217;articolo <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org/unioni-civili-finale-emilia-palazzi-quel-comma-20-contro-i-sindaci-malpancisti/">Unioni civili, quel comma 20 contro i sindaci malpancisti</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org">Associazione Nazionale contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale</a>.</p>
<p>Fonte: ANDDOS</p>
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		<title>La sfida dei preti anglicani all’arcivescovo di Canterbury</title>
		<link>http://www.saunasteam.it/la-sfida-dei-preti-anglicani-allarcivescovo-di-canterbury/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2016 15:16:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quattordici preti anglicani sfidano il monito dell&#8217;arcivescovo di Canterbury sposando i propri partner. La notizia è stata rivelata dai diretti interessati e ha suscitato un grande dibattito nella Chiesa anglicana.  In una lettera pubblicata dai media britannici i religiosi hanno &#8220;confessato&#8221; il loro status e rivolto un appello affinché le diocesi siano libere di decidere [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/Welby_640x345_acf_cropped.jpg"><img class="alignleft wp-image-15092 size-medium" src="http://www.anddos.org/wp-content/uploads/2016/09/Welby_640x345_acf_cropped-300x162.jpg" alt="" width="300" height="162" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Quattordici preti anglicani sfidano il monito dell&#8217;arcivescovo di Canterbury sposando i propri partner. La notizia è stata rivelata dai diretti interessati e ha suscitato un grande dibattito nella Chiesa anglicana.  In una lettera pubblicata dai media britannici i religiosi hanno &#8220;confessato&#8221; il loro status e rivolto un appello affinché le diocesi siano libere di decidere in modo autonomo se celebrare o meno le nozze tra persone dello stesso sesso, che al momento sono invece proibite dalla chiesa d&#8217;Inghilterra.</p>
<p style="text-align: justify">Nei giorni scorsi, infatti l&#8217;Arcivescovo di Canterbury, massima autorità spirituale della chiesa anglicana,  <span style="color: #800080"><strong><a style="color: #800080" href="http://www.pinknews.co.uk/2016/08/29/archbishop-of-canterbury-we-must-embrace-people-who-think-gays-are-deeply-wrong/">aveva mostrato delle aperture considerevoli sull&#8217;argomento, </a></strong></span>mantenendo tuttavia il divieto di contrarre matrimonio per gli ecclesiastici. L&#8217;appello è stato lanciato dopo che il vescovo di Grantham è stato il primo a dichiarare di essere omosessuale e di condurre una relazione di celibato col suo partner. Secondo alcuni attivisti, sarebbero 11 i vescovi anglicani gay e questo renderebbe impossibile per i vertici religiosi mantenere in vigore il divieto. Le note ufficiali della chiesa anglicana parlano al momento di mera speculazione, tuttavia è presumibile che la vicenda possa avere degli sviluppi.</p>
<p style="text-align: right">La redazione</p>
<p>L&#8217;articolo <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org/la-sfida-dei-preti-anglicani-allarcivescovo-di-canterbury/">La sfida dei preti anglicani all&#8217;arcivescovo di Canterbury</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.anddos.org">Associazione Nazionale contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale</a>.</p>
<p>Fonte: ANDDOS</p>
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